NELL’ARCOBALENO DEL BIANCO E NERO

9788892561298_0_0_323_80 (1)Titolo particolarissimo che lascia spazio a varie interpretazioni.

Nell’arcobaleno del bianco e nero
Libro di Paolo Sassaroli
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Paolo Sassaroli si dice “scrittore per caso”, una definizione che traspare in questo libro dal titolo “Nell’Arcobaleno del bianco e del nero”.Titolo particolarissimo e molto suggestivo, che lascia spazio a varie interpretazioni.
Un libro scritto d’un fiato con dimestichezza del linguaggio ma allo stesso tempo con semplicità. La narrazione è scorrevole, piena, il linguaggio emoziona e rappresenta tutti gli stati d’animo.
Il protagonista si chiama Paolo (stesso nome dell’autore, un caso o assistiamo a un libro autobiografico?) che ricorda la sua gioventù, in special modo la sua amicizia con Mario che abbraccia circa venti anni.
Il libro inizia proprio dall’incontro con Mario: Paolo ha sedici anni e siamo agli inizi degli anni ’70; l’amicizia durerà nel tempo anche se i due non si vedranno per lunghi periodi e attraverseranno entrambi dei momenti drammatici.
Il libro affronta il “vivere” di Paolo e il “suo vivere” in funzione degli altri: di Mario e delle sue dipendenze, della madre e del suo esser vedova, della compagna Marzia con la sua voglia di conoscenza, del figlio Pietro e delle sue difficoltà nella quotidianità per via della sua disabilità, del suo lavorare in una comunità per tossicodipendenti.
Il suo “vivere” ruota anche attorno alla campagna, al casolare e le produzioni del suo orto; ciò lo distende e lo fa sentire “libero” non “costretto” nel quotidiano.
Paolo è un uomo che mostra le sue fragilità e si lascia andare alle emozioni, piange davanti a Mario mentre quest’ultimo è in comunità per disintossicarsi.
Piange quando Mario muore in un incidente stradale a pochi giorni dalle sue dimissioni e immagina i titoli dei giornali che denigreranno il suo amico; è un uomo che non prova vergogna nel dimostrare il suo essere.
Consiglio il libro perché è uno spaccato di vita, di vita vissuta, di emozioni e perché si conclude così:
“Le pagine della vita che dovevo ancora vivere erano vuote. Erano pagine per: fermare i pensieri, appuntare parole, incollare immagini, raccontare momenti, leggervi sogni”.MONICA ATZEI